mercoledì 10 dicembre 2014

Potere condizionale

I potentati nobiliari decadono. Non è questione di rivoluzione culturale, bensì di anzianità. Come ogni grande dominio, il tempo logora anche la ricchezza e i possedimenti. Ad essi erano legati regni e nazioni (e in parte ancora): la rappresentanza della gleba, prolungamento naturale del volere di Dio (almeno qua in occidente) ha sempre significato la divisione tra questioni materiali e spirituali. Per esercitare al meglio ciò, ha rivestito se stessa d'oro, potere, magniloquenza.
Ripercorro, distratto, gli ultimi decenni del regno britannico e, con le poche mie informazioni, osservo quale lento declino si stia preparando. Il potere di "Sua Maestà" ridotto alla presenza di una anziana Signora, e la sua filiazione, anche nella parte migliore, scaduta al rango di burattino da mostra. Non voglio burlarmi di loro, assolutamente, considero soltanto. Il progresso sociale degli ultimi cinquant'anni ha offuscato anche tali margini, e ci ha restituito una nuova congiunzione di potere. E' come se la nobiltà tramandata fosse divenuta fuori moda; sostituita dalla ricchezza delle associazioni di abbienti; un tempo il rango, oltre la ricchezza, faceva la differenza. Adesso conta la partecipazione azionaria. Nobili evoluti (alcuni direbbero 2.0), e ricchi plebei hanno trovato il nuovo connubio e, nel mezzo, risiede ancora quella vocazione Divina (reale o pretestuale, ma ciò conta relativamente). Prima erano facilmente individuabili; rappresentavano l'opulenza e la gabella, ma anche la difesa del territorio e le sue tradizioni. Ora sono divenuti un mondo parallelo a noi; vivono sulla Terra, come noi, ma su un piano differente, esclusivo, etereo, della quale esistenza percepiamo solamente tenui avvisaglie; e, del resto, immaginiamo e dissertiamo liberamente senza certezza alcuna. Assomigliano quasi a divinità pagane, e alcuni, quasi, per tali anelano. Sono una parte minima della popolazione, come prima, ma molto meno nobili, e negli intenti, e nelle aspirazioni. La schiavitù d'un tempo la si poteva combattere, sapevi qual'era il tuo padrone. Oggi la ignoriamo perché continuamente distratti. Oggi è nostra amica.
Non stupisce l'opposizione acre che ci è riservata. Quando il dominante fiuta il pericolo s'innervosisce; tenta di escluderlo; non risparmia colpi e calunnie. E, più di ogni altro, non demorde, e si agita colpendo anche chi gli sarebbe amico. Fa selezione. Pur di riconquistare il credito elimina (un politico direbbe contestualizza) l'intero dominio mettendo in campo ogni contro misura a disposizione.
Non si preoccupino lor signori. Li conosciamo bene; sappiamo cosa aspettarci; e sappiamo di partire svantaggiati, anche tra le nostre file. E dico a tutti:

"Mantenete chiara la consapevolezza di ciò." 

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