venerdì 6 febbraio 2015
Disambiguazione
Perdurerà ancora molto l'intenzione di attribuire un significato unico al termine Movimento. Secondo i più raffinati detrattori è solamente il sinonimo di quello scuotersi convulso, e apparentemente insensato, proprio dei suoi rappresentanti. Secondo l'idea partitica eminente, una funzione irrazionale degna del miglior singulto di populismo realizzabile ai giorni nostri. Per la stampa di massa, un susseguirsi di annotazioni marginali sul quotidiano cittadino, e relative, palesi, incongruenze dimostrabili. Per alcuni, fra i quali anche il sottoscritto, il faticoso tessersi di un rapporto tra il platonico e l'aristotelico. Idea archetipica, o condizione di esperienza necessaria?
Paroloni! Alla fine dei conti solamente paroloni. Non che essi manchino d'importanza; dobbiamo rilevarne, però, l'impossibilità della loro trasmissione nella realtà soggettiva comune, quindi riuscire a dare un senso chiaro a ciò che riteniamo sia un concreto attivo, alla base del quale si muove una considerevole quantità di persone.
Che cos'è il Movimento?
- Un idea dinamica?
- Un alternativa pragmatica?
- Una necessaria evoluzione partitica?
- Una mutazione politica inevitabile?
Fin dall'inizio il concetto alla base del termine Democrazia indicava la ricerca di un metodo pratico per consentire il Governo di un gruppo esteso sotto l'egida di un numero finito di regole comuni. Il mutare delle condizioni ambientali, culturali, razziali e religiose nel corso dei secoli ha partorito, almeno nell'alveo occidentale, un sistema in grado di generare arbitrariamente, e senza controllo, un serie indeterminata di suoi sottoprodotti. Figli del sistema, composti da noi, esecutori e vittime del sistema. L'idea primitiva si è dissolta nell'eterna ramificazione delle complicazioni atte all'aggiustamento della posizione del gruppo dominante di turno. Il succedersi dei differenti non ha ripristinato ogni volta il sistema e riproposto un alternativa, ma ha sovrapposto le sue esigenze alle precedenti adattandole a quanto di utilizzabile ci fosse.
Il problema non è politico, ma estetico. L'ideologia che muove le convinzioni è archetipica, di per se buona in ogni caso, perché volta al miglioramento della vita del gruppo tramite la sua organizzazione; i suoi sottoprodotti pratici ne sono, invece, l'adattamento dovuto all'esperienza, anch'essi buoni, ma basati su necessità contingenti atte alla risoluzione temporanea di un problema specifico.
L'incongruenza del Movimento risiede nella disambiguazione che necessariamente nasce quando gli è attribuita una specifica definizione, di per se indeterminabile. Egli è Partito per condizione concreta; è ideologia per le regole che lo arbitrano, è soggetto politico necessario.
Ciò su esposto, troppo sinteticamente, e proprio di quanto la mia naturale goffaggine permetta, vorrebbe lasciare intendere precisamente che non esiste, in teoria, alcuna differenza tra i partiti "canonici" e il Movimento. Nessuna differenza che non possa essere attribuibile alla critica soggettiva di ognuno esercitabile. L'assunto per cui la nascita del Movimento risolva le malefatte della precedente classe partitica è soltanto presumibile, ma non dimostrabile. L'attitudine al voto del proprio rappresentante trascende il suo curriculum passato perché contestualizza nuovamente la propensione ideologica del suo elettore.
Fuori da quanto dichiarato, ogni raggruppamento partitico porterebbe con se la soluzione ai naturali problemi dell'organizzazione democratica. Non vi è però alternativa certa alla risoluzione dei suoi inevitabili sottoprodotti. Cosa da cui neppure il Movimento, con le sue continue turbolenze, defezioni, e opinabili prese di posizione (quasi sempre individuali), riesce fuggire.