venerdì 21 novembre 2014
contratti, tutele e doveri
Posto fisso. Anacronismo irrisolto della politica occupazionale italiana. Passa la giusta quantità di tempo, rivoluzioniamo alcuni settori chiave della politica e conseguente ramo industriale e non, e via ad un nuovo giro di crisi settoriale.
Sia chiaro, non intendo parlare delle masse di lavoratori sballottate a destra e a manca dall'incedere riformista degli "illuminati" (leggasi amministratori pubblici e privati).
Sappiamo bene che determinate strategie hanno ruoli sociali ben più profondi dei semplici motivi di "utile". Mi piacerebbe soffermarmi sui distinguo in essere che nascono in tali occasioni.
L'Italia è/era un paese costituito principalmente da piccole imprese che assorbiva la maggior parte della forza lavoro. Esistono o esistevano anche i mostri industriali sponsorizzati dal Governo: macchine ingoia denaro il cui costo per il mantenimento era ben superiore al beneficio, inteso come posti di lavoro, che erano in grado di restituire. Hanno sempre goduto di ammortizzatori di ogni genere, e hanno avuto una virtuosa particolarità. Mantenere e sollazzare i Sindacati. Potremmo discutere a lungo sul loro effetto, benefico o meno; ma non vogliamo parlare di ciò.
Gradirei cercare di comprendere, invece, per quale motivo esista una disparità tanto grande tra dipendenti di medio/grande impresa e di una piccola? Tra licenziati (ma credo sia meglio dire "fatti fuori") in quantità e chi viene messo alla porta da solo?
Insomma perché 500 della TRW devono fare più scandalo del singolo? Da una parte abbiamo una porcata strutturale che vuole chiudere definitivamente un ramo d'azienda perché la Polonia, probabilmente, è un cardine logistico migliore (sarà?). Dall'altra un disgraziato che, spesso, non rientra nel punto di vista del capo, e che, in un modo o nell'altro va a casa.
Il numero scuote la cittadinanza e la fomenta: marce, dimostrazioni cittadine, sdegno e opinione pubblica che balla. Il singolo comincia a correre, bussa alle porte (molto spesso serrate), si prostra e, all'occorrenza, parte e spera.
Certamente sono un ingenuo. Credere che la nobiltà conferita dall'appartenere ad un gruppo di estromessi possa essere raggiunta da un singolo Sig. Nessuno è pretendere troppo. Zitto e rimboccati le maniche pare sentirsi dire...
Godremo tutti dell'indennità di disoccupazione, ma anche in questo caso il nostro Nessuno, dopo un anno, si sentirà ancora più solo. E gli altri? I 500 di questo esempio?
Poco tempo addietro, un annosa questione chiamata prima AGELP poi ALP, volge al capolinea. Non spiegheremo per filo e per segno l'intera storia, si sappia che le sigle sono acronimo di Agenzia del Lavoro Portuale. Un indotto di credo circa 90 persone (ops! famiglie.. Si perché la logica del gruppo ragiona per nuclei familiari, il singolo è unico: lo dice il termine stesso..) ha visto, dopo alterne vicende, il proprio reddito andare a zero. Sembra che il risultato sarà, e ne siamo ragionevolmente certi, un riassorbimento attraverso quelle imprese dell'indotto in grado di farlo. Come mai tanta misericordia ci chiederemo? Semplicemente il fatto che associazioni di categoria, enti pubblici e amministrativi e sindacati hanno sentito l'inoppugnabile bisogno di proteggere questi sventurati portuali travolti dalla crisi... Correranno il loro percorso ad ostacoli, ma partendo con una decina di metri di vantaggio.
E tu Sig. Nessuno? Quanti ti aiuteranno a risollevarti quando non avrai più fiato?
