giovedì 8 ottobre 2015

I "fossi" faulliesi.

La meteorologia; dovrebbe essere il vero titolo dell'argomento; ma la sua prerogativa volubilità ne impedisce la discussione (non possiamo porvi rimedio preventivo trattandola direttamente, queste cose riguardano la speculazione propria dei fisici). Noi ci preoccupiamo, o almeno dovremmo, delle eventualità che essa può ordinare nelle sue variazioni. 
La questione crea notizia e polemica quando è troppo tardi, e diviene perniciosa se presa in maniera preventiva. La tendenza sociale alla disgrazia quando il territorio cede agli impeti atmosferici è inversamente proporzionale alla volontà di cure per la sua prevenzione. Ciò non smuove di molto il ripetersi delle esperienze e, a campione (anche se alcune zone sono più sfortunate di altre), il ciclo si ripete nell'ignavia di amministrazioni sottese ai loro "comuni". 
Il caso non sembra riguardare Fauglia, almeno negli ultimi anni; ma un incuria minimale è ciò che sembra trasparire dalla gestione idrica del piccolo paese. Sappiamo molto bene che la manutenzione delle vie d'acqua e di scolo, in Italia, è argomento per algebristi; e la benevolenza meteorologica, lo dice il caos, non durerà indefinitamente. Il privato cittadino possidente si obbliga per sopravvivenza all'esercizio del mantenimento delle sue terre e dei confini; ma, per motivi discutibili quanto si vuole, e altrettanto opinabili, non può e non deve che limitarsi ad un suo circoscritto intervento.
Si ha la sensazione che, come uso sociale nazionale, ormai, tutto rimanga immoto in una condizione d'attesa. 
La sintesi di una tale prolissi si riduce ad un semplice quesito:
 "Quanto un Comune deve impegnare delle proprie risorse (quand'anche aprisse una discordia con altri enti) per tutelare il proprio territorio?"

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