sabato 18 febbraio 2017

Della Sanità nazionale

Ero del tutto ignaro dei meandri normativi odierni in tema di Sanità. Certo avevo già dato quando mia figlia, disgrazia sua, passò per uno streptococco eccessivamente ligio al dovere che, non contento della sua faringe, decise di insediarsi selettivamente in ogni dove del suo corpo. Fu bloccato quasi all'istante dalle morbose attenzioni di mia moglie nei pressi del ginocchio sinistro, dopo avere avvertito della sua inopportuna presenza alle dita del piede. Materia per noi sconosciuta (nessuno ne aveva mai sentito parlare prima), precipitammo dal pediatra, che ci rimando al pronto soccorso, che ci sospinse al reparto di
pediatria dell'Ospedale S. Chiara di Pisa; del cui primario devo guarigione senza danni alla pargola. Orbene, non soffermandomi oltre nell'esposizione degli antefatti e, efficienza medico ospedaliera a parte, tacciamo adesso il meccanismo che dovrebbe amministrare tutta la giostra: non sarà descrizione tecnica di come dirigere un azienda del genere o dove reperire i fondi per farlo (argomento che potrebbe divenire spinoso...), ma, piuttosto, delle sensazioni dello sventurato necessitante. Chi paga il conto insomma!
Tirandola all'osso, senza contare il pronto soccorso, vista la gravità, senza spese accessorie, le cure della figlia sono state un ripetersi cadenzato di visite e annesse spese da mettere in ginocchio un economia familiare. Ricordo la solerzia con cui i tirocinanti del reparto mi consegnavano il ticket per pagare un servizio già lautamente compensato dalle nostre tasse. Certo speculare (in senso deduttivo Gente..) sulla malattia di un tuo caro non riveste di encomi; tentiamo però di scavare un po più a fondo. Abbiamo già chiarito che se hai da passare visita, mettila come vuoi, hai pure da pagare. Legittimo? Discutibile; opinabile; dipende dai punti di vista.., "fate Vobis". Quando ne devi passare una ogni tre settimane circa per diciassette mesi a svariate decine di euro a incontro il punto di vista comincia a diventare un argomento spigoloso. Però potremmo anche passarci sopra. E che cavolo parliamo pur sempre di una figlia! L'alchimia è un altra: quella che abbraccia tutti i servizi collaterali alla semplice visita del medico; quella che richiede esami che ti obbligano a ricerche telefoniche estenuanti per capire dove potrai eseguire i test richiesti; quella che, inevitabilmente, ti porterà verso fornitori privati perché il pubblico avrebbe ma non può eseguire per via dei tagli sui tagli ai tagli della spesa; quella che ci pone di fronte un costernato medico che, animato ancora da spirito dignitoso, non sa per quale strada indirizzare l'astante; e, naturalmente, l'affondo al tuo portafogli. Se non sbaglio avevo detto qualcosa prima riguardo il servizio sanitario che già sovvenzioniamo abbondantemente etc etc.. 
Purtroppo non termina qui. La chicca finale la conserviamo sempre per ultima. Apprezzo quella sottile vena sadica che ci permea quando raccontiamo le nostre disavventure: Prendi questa! Vedi che ho passato! Tanto capita anche a Te! Così impari! Una sorta di proiezione in cui rivolgi a te stesso i crucci usando altri. 
Il farmaco principale! Ecco cosa manca.
Benché sia stato scoperto da Alexander Fleming qualche giorno fa, e abbia contribuito a debellare sintomi e morbo di legioni di appestati, ospedali a parte, procurarselo non è mica cosa da poco. In tal senso i medici condotti sanno dove indirizzare e, prontamente, forniscono elenco dettagliato per l'approvvigionamento. Solo due cose: si acquista all'estero e, quello che per l'iniezione non occorre un martello pneumatico, costa circa cinque volte di più di quello normale. Ti fai compilare una bella ricetta medica da spedirsi via mail (all'estero funziona) e il gioco è fatto. Alla fine delle cure potrai scalare dal tuo reddito un congruo diciannove per cento delle spese documentate, acquisto di farmaci esteri escluso ovviamente. 
Ai tempi, perso nel terrore dell'incolumità di mia figlia, neanche prestai attenzione alla cosa; ma pochi giorni fa è successo nuovamente (telegrafico):
gita in montagna con la scuola; figlia si fa male all'avambraccio; ospedale dell'alta Lombardia; visite di rito con annessa radiografia; doccia con fasciatura e prognosi di dieci giorni; occorre il reparto ortopedico per togliere la medicazione; bambina di età inferiore ai quattordici anni; ormai rientrata in Toscana. Deve pagare il ticket per lastra e visita. Peraltro non è detto sia tanto facile avere un appuntamento per tale prassi, e non è detto sia così a portata di mano, e non è detto si risolva così celermente. E' detto certamente che sia possibile un attesa di svariati giorni in più rispetto la prognosi, disponibilità permettendo, a scanso del solito ingegno italiano in cui un medico (e ritorniamo al dignitoso contegno di poco anzi) riesca ad accelerarne i tempi per una questione etica. Lo stesso medico che, sorpreso per primo dall'imposizione del ticket, finisce col raccontare, paradossalmente, quanto forse sarebbe stato meglio sopportare il dolore, tornare a casa, e andare al pronto soccorso della tua città. Perché allora il ticket non l'avremmo pagato. 
Nella mia vita è capitato qualche volta di essermi rotto qualche osso: era la fine degli anni settanta, e poi anche negli anni ottanta. Andavi in ospedale (niente "triage") al pronto soccorso, ti portavano in reparto, ti curavano e uscivi. Passato il tempo tornavi in ospedale ti visitavano e facevano il necessario e uscivi. Eravamo lo stesso numero di abitanti (poco meno), non avevano a disposizione i miracoli tecnologici attuali, ma, chissà perché, almeno sulla salute le spese erano pagate, e qualche garanzia l'avevamo.

Sanità(ri)
"Non è che ci spingeranno tutti a stipulare una polizza integrativa, vero?"  

E chi dicesse: "E' proprio perché abbiamo scialato prima che adesso dobbiamo pagare!". Inviterei a scorrere attentamente le questioni speculative di vario genere intercorse negli ultimi 30 anni. 

In fondo parliamo solamente di "Salute"....

  

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