martedì 16 dicembre 2014
Marinai, petroliere e guai...
Quando arriva l'equipaggio
Vanno tutti all'arrembaggio
I ragazzi e il cabaret
Marinai, donne e guai
E la ronda gira gira
Per poterli sorvegliare
Questi diavoli del mar
Sottocapo ci perdoni,
Maresciallo per favore
Dopo mesi d'alto mare
Questo e' il men che si può far....
Non male come introduzione, buon vecchio caro Domenico Modugno. Scorrendo le mille informazioni/s che giungono da internet è scattato nuovamente il ricordo. Due dei nostri militari in una condizione di... Di cosa? Giudizio; condanna; attribuzione di reato? Oppure un soggiorno indefinito, tutto spesato, negli splendidi lidi indiani?
E' riaffiorata la notizia, curioso regalo natalizio, che, i nostri ragazzi Girone e Latorre, volessero interrompere le loro vacanze tropicali. L'addetto del villaggio turistico si è stupito di tale richiesta: riunito lo staff dirigente, ha indetto consiglio per ascoltare le ragioni dei due marinai. Niente da fare.
Per la verità uno dei due è già in Italia; ma per lasciare temporaneamente l'indico soggiorno ha dovuto farsi venire un ictus.
Dato che le ferie di Natale avanzano, i due, presi dalla nostalgia di casa, hanno deciso nell'ordine: di provare a variare il luogo di villeggiatura con la volontà di riunirsi alla famiglia (Girone); di prolungare il soggiorno per malattia perché, visto il piacere che gli dà, già che c'è, si fa anche operare al cuore (Latorre). Ma come già detto in precedenza sono andati incontro alle ire del capo villaggio.
Nel frattempo gli avvocati di parte hanno intentato giusta causa contro l'agenzia turistica che pare essersi confusa col paesaggio rendendosi, di volta in volta, sempre più eterea.
Adesso seriamente.
Dal Febbraio 2012 due ragazzi italiani (considerando il lavoro che svolgono come si vuole) sono praticamente sballottati, in uno stato di semi vita, da un contenzioso diplomatico dai palesi risvolti economico/politici. L'India considera il problema sua totale pertinenza, e porta avanti un improbabile causa con tutti i rallentamenti concedibili dal suo diritto penale; nell'attesa qualcosa succederà. L'Italia è riuscita, tanto per cambiare, ad avere un atteggiamento animato da buoni propositi e dichiarazioni, seguito da quell'istinto naturale al compromesso che alla fine pone ogni cosa in stallo. Nel mezzo i due militari. Pensare che, nel frattempo, qui da noi, si è cambiato ben tre governi, e che tutti hanno promesso di risolvere la questione in tempi brevi garantendo l'incolumità dei due uomini (quale potente comunicatore la pietosa, altrui, sventura). E di tale incolumità potrei scommettere, perché nessuna delle due ha interesse in contrario. Semplicemente si è verificata una crepa al sistema tanto complicata che, entrambe le nazioni, non sanno più come uscirne. Oh sbaglio? Un vizio del diritto che determina quale sede sia la più appropriata per discutere il processo. Una questione dai risvolti mediatici internazionali. Un braccio di ferro per porre condizione su eventuali contratti economici in corso tra i due paesi. Chi lo sa...
Di certo noi lo dimentichiamo periodicamente, e, a cadenze regolari, ne veniamo informati, finché ci chiederemo come mai siano ancora vivi.
La verità sulle difficoltà che intercorrono nel caso specifico, in ultima analisi, non le conosceremo mai. Sappiamo, però, che a sconto del proprio lavoro, al quale essi restituiscono l'obbedienza, per una serie di cause coincidenti, i due, si trovano ai ferri per aver svolto il proprio dovere.
Chi è più colpevole, loro o lo Stato che li ha ordinati?
