lunedì 22 dicembre 2014
Presidente non vada; rimanga; che fa, va via?
Sarà un regalo di fine anno, una di quelle cose per cui non sai più cosa pensare. Il Presidente se ne va, e noi attoniti, oppure sbalorditi, magari increduli, forse liberi; e noi, tanto per cambiare, metabolizziamo. Lo strenuo difensore dei Diritti, della dignità di Stato, il monolite del Quirinale, ha deciso di lasciarci; dalla carica naturalmente.
Saluta, opulente, tutti gli organi da lui presieduti, e a lui devoti. Quasi un laccio di cordoglio cinge colui che ha sacrificato (eh si! proprio sacrificato) la sua vita alla questione politica. Un uomo della prima Repubblica. Le cui frasi, specialmente negli ultimi anni, sono stato faro di saggezza quanto incomprensibilità, tanto era il rigore istituzionale del quale erano, e sono, redatte. Un ordito piano che, nei passati quattro anni, ha decomposto e ricomposto il nostro Paese al punto di non capire più chi sono i responsabili dell'attualità. Napolitano ci lascia, con i suoi richiami al dovere (di chi?), al fare (cosa?), alla compostezza (perché?). E' riuscito ad elevare il precetto presidenziale ad arte, costringendo, in un modo o nell'altro, tutto ai suoi voleri. Padrone dei fili o semplice esecutore? Domanda che lascio ad altri. Certo il pensiero non può che passare sfuggente su alcuni suoi predecessori. Uno, più di altri, fu quel Cossiga tanto avversato perché così protagonista della scena politica dalla quale doveva, invece, trarsi fuori. Il Presidente della Repubblica, si sa, rappresenta le Istituzioni per Giove.Perché tanta fretta Signor Presidente? Il gioco è fatto, cosa cambia. Oppure la stanchezza incombe; ma ciò avrebbe dovuto saperlo già un anno e mezzo fa, quando accettò, caso unico, il secondo mandato. Quasi una mancata galanteria; un inopportuna indelicatezza rivolta alla memoria dei suoi predecessori. C'è bisogno di me, si sarà detto; le votazioni sono bloccate; i candidati si bruciano; e questi grillini che rumoreggiano. Bisogna mettere ordine. E poi, i media, tre anni prima, erano riusciti a farmi passare per l'angelo liberatore dall'oppressivo cacciatore di donne di Arcore. Gli italiani, parola di sondaggio, mi amavano con cifre statistiche da capogiro.
Al via una nuova bagarre. Nomi illustri si susseguono, ogni esponente politico di rilievo lancia un segnale di gradimento verso il candidato più adatto.
Un Governo non votato, con un Presidente del Consiglio non votato, formato da una compagine di avversari elettorali (ai tempi delle votazioni) questi si votati, presieduto da una fiumana di Ministri, anch'essi non votati, e che sembra non abbiano intenzione di lasciarci, almeno per il momento, saluteranno il vecchio per esprimersi sul nuovo.
Gli unici che chiedono l'opinione degli italiani sono sempre i soliti guastafeste del M5S. Quei demagoghi antidemocratici, mi par sentire in sottofondo.
Se osserviamo bene, infatti, la logica classica del Parlamento italiano non fa differenza, basta ci sia continuità: che sia anziano abbastanza, che abbia ricoperto sufficienti ruoli chiave della pubblica amministrazione, che sia buon debitore verso l'enclave politica e, soprattutto, affidabile nel pensiero e negli intenti. In pratica un clone di sistema. Chi meglio di Re Giorgio perciò? Ma l'età, si sa, non fa ostaggi. Comunque non dobbiamo preoccuparci. Dal prossimo anno l'agenda parlamentare sarà impegnata, a camere congiunte, e senza sosta, a fornirci di un nuovo Presidente; bloccando tutto il resto se serve. Tanto l'Italia non ha fretta; godiamo tutti di ottima salute, i soldi non ci mancano, e le prospettive sono le più rosee.
Non vada via Presidente. Rimanga con noi....
