martedì 10 marzo 2015
Basso, basso illuminismo
Ma in fondo perché dovremmo prendercela, cos'è che non va? I piccoli gruppi cittadini, paesani, di villaggio si riuniscono e indignano le loro idee comuni in manifestazioni di ogni dimensione mettendo sul piatto opinioni dissimili dall'attuale governo. Un tempo si chiamava propaganda elettorale. A fare casino sono bravi tutti, a metterci ordine un po meno. Insomma passi l'indignazione cittadina, tanto volubile quanto soggettiva, ma vestire anche noi, che vorremmo rappresentarla, dello stesso fardo, è unire confusione a delirio. Non distinguiamo più rappresentante da rappresentato. Lo so che la democrazia diretta vorrebbe vederci tutti insieme appassionatamente, ma qualcuno, a parte l'onda rivoluzionaria cavalcata due anni fa per via dell'altalena politica europea, l'ha chiesto ai diretti interessati? Insomma, mettiamola così,
passiamo attraverso le elezioni ultime come vincitori, almeno, morali. Andiamo al parlamento armati di un immaginifico utensile culinario, e siamo in forze, ci portiamo dietro la promessa della piazza gremita e ruggente, vestiamo i panni incravattati dell'onorevole dagli intenti onesti e sinceri e, basta... Siamo ancora fermi al banchetto, alla lista certificata, alla deriva direttiva, alla proclamazione (con falangi di fans al seguito) di un direttorio, a confondere contestazione cittadina con mediazione politica, il tutto condito da un continuo assistere divertito di politici, istituzioni, giornalisti e, non ultimi, i cittadini stessi.
Sveglia gente! Gli abitanti della penisola non sono, in buona parte, ridotti alla sussistenza dall'incapacità di chi governa, bensì dalla mancanza di opportunismo politico di chi dovrebbe dominare l'opposizione ed è ancora fermo alla convinzione che sia necessaria una riforma culturale. Vogliamo tutti fare la nostra parte nella pulizia della corrotta Italia, nel paese del compromesso per eccellenza. Di cultura ne abbiamo fin sopra i capelli, ce l'abbiamo intorno in ogni angolo della nazione, di cosa sia meglio eticamente ci piace riempirci la bocca. Vogliamo soltanto ritornare al benessere (relativo) cui eravamo abituati non più tardi di 5/6 anni fa. Il primo che ci riesce, o che almeno ci garantisce l'illusione della possibilità, è benvenuto. Vogliamo poter fruire liberamente di tutti i beni di consumo a disposizione, abusare dell'informazione per scopi ludici e passare il tempo, contestare il governante di turno soltanto per allenare un esercizio retorico.
Nello scollamento continuamente ricucito dell'ultimo mostro partorito dal bisogno di protesta, navigano frotte di convinzioni indipendenti mal esposte e di difficile comprensione. Andiamo al parlamento e pretendiamo tutto e subito, perché le nostre proposte sono indiscutibilmente giuste. Vero. Peccato che il territorio di scontro non sia nostra esclusiva scelta.
La palude ci inghiotte, e inghiotte anche chi si dimena forsennatamente, anzi, affonda prima degli altri. Proviamo a chiedere ai cittadini perché hanno votato M5S, e quale sia il motivo che li spingerebbe nuovamente a farlo. Saremmo così certi che risponderebbero al di fuori del solito cliché fatto di luoghi comuni ormai abusati e "perché siamo puliti, non siamo mai stati nei palazzi del potere prima"? E la risposta dell'altro mondo che ci sta accanto, non potrebbe essere "chi se ne frega"?
