lunedì 2 marzo 2015

La tiritera. O nichilismo della classe media.

Da un eccesso all'altro, spingo la mia carretta mentale come un mendicante cieco che, inconsapevole del luogo, propina la sua elemosina laddove pensa vi sia qualcuno che può aiutarlo, o che soltanto voglia ascoltarlo. Spogliato degli averi di una vita illusoria, forse, ma che lasciava presagire un insperato ottimismo, sbatto l'intero essere sulle coriacee percezioni che tribolano la fuori; e mi spaventano pure.
E' una filastrocca, o meglio, una tiritera ripetuta e incessante, che ipnotizza col suo canto soave e dissonante insieme: "Va tutto bene!" ci dice, ci ripete. Quanto accade è normale e fa parte del ciclo innescato della ripresa sociale. Tutto tornerà come prima, ma senza gli errori di prima. Stiamo sradicando ciò che di marcio e inefficiente per il Paese era....

Il meccanismo gira, e, sua proprietà particolare, lo fa con ritmo cadenzato e susseguente; senza sobbalzi e scosse quindi. Chi per noi analizza, sceglie, sintetizza e ricondiziona la realtà. Nella straniata consapevolezza che, in qualche modo, siamo corresponsabili dei mutamenti che ci stanno affliggendo, una casta opera, lavorando sulle nostre sensazioni, e lo fa così bene da alterarne le percezioni. Risulta, seguente, la convinzione che abbiamo capito perfettamente cosa succede, mentre, nella certezza, ci inganniamo. E' l'arte suprema della dissimulazione, il fine ultimo del moderno meccanismo politico. 
Le variazioni, anche se spesso recepite come bordate, dissimulano il loro reale effetto, che è programmato per agire nel tempo come un registro a scadenza.
Non è la gabella, il dazio, il balzello, tassa o come altro la si voglia chiamare; non è l'abolizione, la ratifica, o la variazione di una norma o di una legge; ne l'alternarsi squinternato dei pupi di partito. E' l'eterna varianza che, alimentando se stessa, non promuove nessun cambiamento, tranne uno: stiamo assistendo, partecipi, al riallineamento della società secondo canoni di riadattamento delle sue classi. Esse devono essere più semplici e chiare, e, più di tutto, nuovamente quantificate. Il nichilismo della classe media incombe senza cenni d'arresto. Tutto ciò viva una realtà autosufficiente, prospera e di piccole dimensioni deve essere incastrato nel nuovo gigantismo di mercato, che ne assorbe capacità e meriti, e li fa suoi riproponendoli in modo allargato. 
Non vedremo più una Ferrari uscire da un capannone di una cittadina emiliana con l'arroganza, tipica italiana, di sfidare il mondo delle corse. 
Si può argomentare che la classe media sia inestinguibile, perché composta di professionisti di vario genere che non cesseranno mai di esistere. Io ardisco affermare che la classe media è un attitudine mentale per la quale, chi la possiede, non cede all'imposizione e porta avanti lo stendardo dell'indipendenza di pensiero e di azione. Mostri incontrollabili che osano pretendere un rapporto biunivoco con il loro Stato e relative Istituzioni; che pretendono servizi in cambio di opportunità create per il loro, adiacente, tessuto sociale.
In Italia ce ne erano tante, specialmente al nord, ma anche nel resto del Paese c'erano gli attributi e le realtà felici. Gli errori e i compiacimenti dei dominanti politici sono passati in cavalleria, gli stravolgimenti di cui veniamo sempre più a conoscenza, retaggio del passato intoccabile. Bisogna rimediare il presente. E quale migliore sistema se non parificare eliminando le testimonianze di una classe che conosce bene le magagne dei propri amministratori pubblici. 
  
 
 
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